
Il cinema di Cronenberg continua a sconcertarmi, non c'è che dire. Rimango sempre ammirato e sorpreso di come ogni volta questo autore riesca a trovare una sintesi spiazzante tra la forma "raggelata" che tanto predilige e la capacità di maneggiare testi di più largo consumo. Dopo un capolavoro come A History of Violence ecco un altro film di grande raffinatezza cinematografica: la metamorfosi ormai è entrata dentro la carne, e non ha più bisogno di uscire allo scoperto. Eastern Promises è un esercizio di stile e concettuale forse ancora più ardito del precedente, perché lavora più in superficie di quanto faceva l'altro. So che può sembrare una contraddizione, ma questa mi è sembrata la sua forza intrinseca.
Adriano
A me "Eastern Promises" ha deluso un po'. Non ha la tensione narrativa e la forza di messa in scena di "A History of Violence". Si regge interamente sulla performance di Mortensen (grandissimo) e su un paio di scene molto intense (la famigerata lotta nella sauna ma anche l'affiliazione in mutande), anche perché la struttura del racconto è abbastanza particolare (una specie di primo atto dilatato per 3/4 del film) e fatica a prendere il volo. Inoltre il modo di dare informazioni su storia e personaggi (ossia il modo in cui sono scritte le scene) è spesso molto schematico e poco affascinante (si potrebbe dire che manca un esercizio sul sottotesto). Insomma, non mi ha preso fino in fondo.
RispondiEliminaL
UNO DEI FIL PIù BELLI DEGLI ULTIMI 15 ANNI
RispondiEliminaRagazzi, eccomi qui a commentare (tempestivamente!...) lo straordinario film di Cronenberg, uscito il 14 dicembre e visto col solito mese accademico di ritardo. D'accordo con L e con Adriano, registro un Viggo fuori dal comune, "corpo" protagonista di due sequenze tra le più potenti degli ultimi anni, quelle citate in precedenza. Struttura anomala, è vero, per un film forse meno cesellato del precedente. Ma la mano registica è quella di un autore felicemente giunto, dopo un percorso mai prevedibile, alla piena maturità artistica.
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